Produzione industriale bresciana, piccoli segnali di ottimismo

Data di pubblicazione: 16/11/2020

Il Centro Studi di Confindustria Brescia analizza i dati relativi al terzo trimestre 2020.

Nel terzo trimestre del 2020, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente della produzione delle imprese manifatturiere bresciane è risultata pari a -14,0% (tendenziale), dopo il dato fortemente negativo del secondo trimestre (-25,7%). Nel periodo estivo, l’attività in sostanza recupera quanto perso nel secondo trimestre dell’anno, ma rimane sotto il livello pre-Covid. L’evoluzione complessiva è la sintesi di dati aziendali fortemente eterogenei.

La dinamica dei mesi estivi risente principalmente del sostegno della domanda interna, a fronte di una domanda estera che procede in maniera incerta. La fiducia degli imprenditori manifatturieri ha mostrato qualche segnale positivo, ma il peggioramento della crisi sanitaria e i crescenti timori sulle prospettive di una soluzione in tempi brevi accentuano i rischi sul consolidamento della ripresa nei prossimi mesi.

Nel dettaglio, la produzione industriale evidenzia un aumento sul trimestre precedente di +10,6% (congiunturale). Dopo aver toccato i minimi storici nel trimestre scorso, i livelli produttivi realizzano un recupero; la distanza dal picco di attività pre-crisi (primo trimestre 2008) risulta pari a -33,4%.

Le previsioni a breve termine delle imprese – che non incorporano tuttavia i fatti intervenuti nei mesi di ottobre e novembre, tra cui il riacutizzarsi della pandemia e l’entrata in vigore dei nuovi DPCM emanati dal Governo (del 24/10 e del 3/11) – sono moderatamente positive: le aziende che stimano un miglioramento della situazione nei prossimi tre mesi sono il 33%. Quelle che prevedono di mantenere i livelli attuali sono il 42%, mentre il 25% stima un calo dell’attività. In generale, la crescente incertezza su tempi e modi di uscita dall’emergenza sanitaria allontana la ripresa: frenano i consumi privati e gli investimenti delle imprese, mentre le esportazioni nei prossimi mesi rischiano di subire pesanti contraccolpi dalle chiusure messe in atto anche negli altri paesi.

La disaggregazione della variazione della produzione per classi dimensionali mostra incrementi superiori alla media nelle grandi imprese (+37,4%) e uguali alla media nelle piccole (+10,6%). La produzione è cresciuta meno della media nelle microimprese (+1,1%) e nelle medie (+8,1%).

Con riferimento alla dinamica congiunturale per settore, l’attività produttiva è aumentata: oltre la media nel comparto della meccanica (+13,4%); sotto la media nell’alimentare (+1,4%), chimico, gomma, plastica (+6,9%), legno e minerali non metalliferi (+2,2%), metallurgia (+9,5%), sistema moda (+8,5%).

Il tasso di utilizzo della capacità produttiva, che si è attestato al 73%, è aumentato nei confronti della rilevazione precedente (62%) e risulta inferiore a quello del terzo trimestre del 2019 (75%).

Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 42% delle imprese, rimaste invariate per il 24% e diminuite per il 34%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 43% degli operatori, calate per il 27% e rimaste stabili per il 30%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 34%, diminuite per il 32% e rimaste invariate per il 34% del campione.

I consumi energetici sono cresciuti per il 49% degli operatori, con una variazione media di +7,4%. Le giacenze di prodotti finiti sono ritenute adeguate alle necessità aziendali dall’81% delle imprese; le scorte di materie prime sono giudicate normali dall’83% del campione.

I costi di acquisto delle materie prime sono cresciuti per il 25% delle imprese, con un incremento medio dello 0,7%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono calati per il 20% degli operatori, per una variazione media pari a -0,4%.

Gli ordini provenienti dal mercato interno sono in diminuzione per il 34% degli operatori, stabili per il 37% e in aumento per il 29%; quelli dai Paesi UE sono in calo per il 24% degli operatori del campione, invariati per il 55% e in crescita per il 21%; quelli provenienti dai mercati extracomunitari sono in aumento per il 21% delle imprese, stabili per il 60% e in calo per il 19%.

(Fonte: Confindustria Brescia)

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