Relazione INAIL 2019: infortuni sul lavoro, morti bianche e malattie professionali

Relazione annuale INAIL 2019: infortuni sul lavoro, morti bianche e malattie professionali

Infortuni sul lavoro: una piaga che in Italia non riesce a rimarginarsi. Il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, posto più di una volta come elemento di grande attenzione da parte delle principali istituzioni italiane, rimane, con il passare degli anni, una delle tematiche più sconcertanti legate al nostro mondo del lavoro. Il quadro presentato in questa guida si riferisce alle denunce di infortunio sul lavoro, sia con esito infortunistico che con esito mortale, quindi alcune di queste sono ancora in istruttoria prima di essere riconosciute, ma genera un ambiente d’insieme molto utile per capire l’evolversi del fenomeno, anche perché storicamente il dato delle denunce si discosta minimamente dal dato dei riconoscimenti finali al termine delle istruttorie di valutazione. I dati indicati nella guida sono forniti dall’Inail, l’istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro, l’ente italiano deputato ad occuparsi di questa spinosa quanto triste costola del mondo del lavoro e fanno riferimento alla relazione annuale 2019, ovvero il quadro di sintesi dell’anno che viene diffuso da Inail alla metà dell’anno successivo a quello di riferimento. La relazione annuale Inail 2019 è stata diffusa dall’Istituto nel corso di mese di luglio 2020 e la presente guida riporta i dati in essa contenuti. Tali dati si riferiscono al 2019 comprendendone i 12 mesi, quindi sono una sorta di consuntivo annuale per quanto riguarda le denunce di infortuni sul lavoro, infortuni mortali sul lavoro, malattie professionali. E a parte il dato sugli infortuni con esito mortale (che è in ogni caso da interpretare perché il 2018 era stato un anno particolare, quindi il paragone in percentuale non risulta essere così veritiero), per gli altri due aspetti del fenomeno (infortuni sul lavoro e malattie professionali) il dato, anche nel corso del 2019, è stagnante oppure in crescita rispetto all’anno precedente. E poco influisce, se si valutano le serie storiche, in questo campo le fluttuazioni dell’occupazione in Italia. Purtroppo questo è un fenomeno che ci accompagna da molti anni, ridimensionato rispetto agli anni 60, 70 e 80, anche grazie all’applicazione di normative rigide e stringenti volute dal Legislatore, ma anche tremendamente preoccupante.

Infortuni sul lavoro: aumentano “in itinere”, sostanzialmente stabili “in occasione del lavoro”

Il quadro delle denunce di infortuni sul lavoro nel corso del 2019 è abbastanza chiaro e facile da leggere e interpretare. All’Inail, durante i 12 mesi dello scorso anno sono arrivate 645 mila denunce di infortunio sul lavoro. Rispetto ai 12 mesi dell’anno precedente, ovvero del 2018, il numero di denunce di infortuni sul lavoro è quindi leggermente diminuito. Una diminuzione “irrisoria” si direbbe, pari allo 0.09 per cento, ma questa non è la giusta chiave di lettura del fenomeno, a fronte degli innumerevoli sforzi per diminuire la portata degli infortuni sul lavoro nel nostro Paese. Il dato, se questi sforzi avessero realmente effetto positivo sul contesto, dovrebbe essere fortemente decrescente. Ma come emerge dai numeri, non solo non è decrescente, ma ristagna. Una doppia sconfitta su questo fronte, quindi. Frazionando il dato e leggendolo in forma maggiormente approfondita, si evince che gli infortuni ad aumentare di più sono quelli “in itinere” ovvero quelli occorsi durante gli spostamenti fra il domicilio del lavoratore e il luogo di lavoro. In questo caso l’aumento di denunce arriva addirittura a 2 mila casi e il numero totale super quota 100 mila (105.586 nel 2019 a fronte dei 103.519 del 2018). Incidenti stradali classificati come infortuni, quindi, che non rendono meno amara la pillola, anzi aggiungono una problematica a quella generale: risulta necessario non solo agire in termini di percezione del rischio durante le mansioni di lavoro, ma insistere anche sulla percezione del rischio stradale. Se proprio dovessimo trovare un dato positivo è quello che a calare sono lievemente gli infortuni avvenuti durante il lavoro, scesi da 541.876 (dato 2018) a 539.217 Il calo percentuale in questo caso è stato dello 0.3 per cento, molto vicino allo zero, quindi. La conclusione è che per quanto attiene le denunce di infortunio sul lavoro nel 2019, il fenomeno non cala la sua portata e rimane sostanzialmente stabile. Facendo un semplice calcolo si può ben intendere anche la portata giornaliera degli infortuni sul lavoro nel nostro paese. Considerando i 253 giorni lavorativi del 2019, significa che per ogni giorno lavorativo in Italia si sono registrati oltre 2.500 infortuni sul lavoro! Le ripercussioni sul sistema sanitario e sociale sono di portata enorme.

Ubicazione geografica, settori e caratteristiche degli infortuni sul lavoro

Per sminuzzare ulteriormente il dato delle denunce di infortunio sul lavoro in Italia nel 2019, leggendo meglio i settori nei quali questi episodi accadono, la triste classifica è guidata (e non è una novità rispetto al passato) dall’industria, settore nel quale sono stati denunciati oltre 500 mila infortuni sul lavoro (503.790 per la precisione). La decrescita in questo specifico settore rispetto all’anno precedente è davvero del tutto irrisoria considerando che nel 2018 nel settore industria si erano verificati 505.121 casi. Aumentano gli infortuni sul lavoro nel “conto Stato” arrivando a superare quota 107.976 denunce in un anno, mentre cala leggermente un altro settore assolutamente a rischio, ovvero quello dell’agricoltura, nel quale le denunce sono diminuite del 2 per cento, rimanendo comunque a superare la quota numerica di 33 mila casi annui. Se osserviamo, invece, l’incidenza territoriale, vediamo una nazione divisa in maniera anomala: le denunce di infortunio rimangono stabili nel nord ovest d’Italia, mentre diminuiscono nel nord est, aumentano nel centro della nostra nazionale e nelle Isole, mentre diminuiscono al sud. Gli indici statistici di aumento e diminuzione in questi casi sono molto piccoli e non superano mai il punto percentuale. Le regioni più virtuose per quanto riguarda il decremento sono il Molise (6.9), la Valle d’Aosta (4) e l’Abruzzo (3.7), mentre quelle che soffrono maggiormente il fenomeno e guidano la classifica degli aumenti percentuali sono la Sardegna (4), la Basilicata (2.7), l’Umbria (2.2) e le Marche (2.1). Curioso anche capire chi si infortuna di più e in questo caso sono le donne, il cui numero rispetto all’anno precedente aumenta di 555 unità, mentre diminuisce di 1147 unità il dato riferito agli uomini. E anche in ambito di provenienza ci sono alcuni distinguo: le denunce per infortunio di lavoratori extracomunitari sono aumentate di 3.700, mentre quelle di lavoratori italiani sono diminuite di 3.900 e quelle di lavoratori provenienti da Paesi UE sono diminuite di 380. Ad infortunarsi maggiormente sono lavoratori compresi nella fascia di età fra i 30 e i 49 anni (il 40 per cento dei casi), anche se rispetto all’anno 2018 gli infortuni in questa fascia di età sono in sensibile diminuzione. Aumentano invece gli infortuni nella fascia di età under 30 e di quella fra i 50 e i 69 anni.

Infortuni mortali: in calo ma il 2018, anno di paragone, è stato un anno anomalo

Sembra un dato anomalo da considerare per la portata sociale del fenomeno, ma anche nel 2019 per ogni giorno lavorativo sono morte 4 persone! Incredibile pensare che ogni giorno questo accada e che lo stillicidio non accenni a fermarsi. Nel 2019 sono state presentate all’Inail ben 1156 denunce di “morti bianche” (così sono definite le morti sul lavoro) con una percentuale di diminuzione che si attesta al 8.5 per cento. Un dato che farebbe ben sperare, ma “sporcato” dalla caratteristica specifica dell’anno 2018 con cui è messo in paragone, durante il quale ci furono alcuni grandi indicenti plurimi dall’esito mortale, primo fra tutti il crollo del Ponte Morandi a Genova (in quell’anno le vittime raggiusero il numero di 1264). Quindi anche su questo campo, il più delicato per le conseguenze così drammatiche, si ha una sostanziale parità rispetto al trend assodato negli ultimi anni. In questa delicata analisi i dati, come accennato, segnano in ogni caso una diminuzione sia che si tratti di infortuni mortali sul lavoro accaduti in “occasione di lavoro” passati da 901 a 838 casi con una diminuzione percentuale di 7 punti, sia che si tratti di infortuni mortali accaduti in itinere, che scendono di 45 unità (318 nel 2019 a fronte dei 363 dell’anno precedente) ovvero meno 12 per cento. Questo tipo di infortuni mortali, in ogni caso, rappresenta quasi il 40 per cento degli infortuni mortali sul lavoro totali, quindi un fenomeno da tenere fortemente in considerazione nell’impostare le politiche di cultura della sicurezza delle quali molto si parla negli ultimi anni in ambito politico e amministrativo. A segnare il “triste passo” in questa classifica è purtroppo il settore agricolo, con 13 denunce in più di infortuni mortali nel 2019 rispetto all’anno precedente, mentre segna un calo il settore industriale con 121 denunce in meno. A livello geografico le denunce calano sia al nord (Ovest e Est) che al Sud ma aumentano nelle isole e rimangono sostanzialmente stabili al centro della nostra nazione. A “morire per lavoro” sono soprattutto uomini (1061 le vittime di sesso maschile a fronte delle 95 di sesso femminile).

Malattie professionali: non si ferma il trend all’aumento

Un fronte che, al contrario dei precedenti, sembra essere costantemente in aumento è quello delle malattie professionali, ovvero quelle patologie la cui insorgenza è riconducibile a cause di lavoro. Addirittura in questo caso le denunce arrivate all’Inail per il riconoscimento di una malattia professionale, nel corso del 2019 sono state 1743 in più dell’anno precedente, con un incremento percentuale del 2.93 per cento. Un dato molto “importante” sia dal punto di vista numerico che in chiave statistica, poiché conferma un trend che è costantemente in aumento. Basti pensare che sono state protocollate oltre 61 mila domande di riconoscimento di malattia professionale nel corso dei 12 mesi del 2019 (61.201 per l’esattezza). Il settore (dato assolutamente prevedibile) che registra il maggior aumento di queste denunce di riconoscimento è quello dell’industria, che porta in triste dote oltre 49 mila domande (49.277) e il cui aumento rispetto all’anno precedente si attesta al 4.21 per cento. Calano leggermente invece alcuni settori che negli anni scorsi avevano segnato incrementi significativi: l’agricoltura, ad esempio, dove si registra un calo di denunce anno su anno dell’1.9 per cento e il conto Stato il cui calo si attesta al 4.3 per cento. In ambito territoriale sul fronte delle malattie professionali fa scalpore il dato delle Isole con un aumento superiore all’11 per cento, mentre in altri territori l’aumento sembra essere minore (contenuto fra l’1.5 e il 3 per cento a seconda dei territori). E le malattie professionali più diffuse rimangono quelle a carico del sistema osteo/muscolare e del tessuto connettivo (oltre il 60 per cento del totale con più di 40 mila casi denunciati). Seguono le patologie del sistema nervoso (prima fra tutte quella del tunnel carpale) e quelle che riguardano l’udito, poi sistema respiratorio e insorgenza di tumori riconducibili alle condizioni e agli ambienti di lavoro. Marginali per ora, ma significative anche le denunce per disturbi psichici, che nel 2019 sono state più di 500. Anche in questo caso ad ammalarsi per lavoro sono per lo più lavoratori maschi (il rapporto fra lavoratori e lavoratrici che denunciano una malattia professionale è di 3 a 1) anche se le denunce “rosa” vedono un aumento di 645 casi rispetto all’anno precedente.

Consulta i dati degli anni precedenti: Relazione Annuale 2018

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