Incentivi più veloci: il Governo annuncia un cambio di passo

Data di pubblicazione: 05/07/2021

Leggi primarie più snelle, meno ricorso ai decreti attuativi, subito mano ai provvedimenti in stallo e agli arretrati.

Per ridurre i tempi di attuazione delle leggi gli strumenti sono due: velocizzare gli attuali decreti attuativi e diminuirne il ricorso nelle future norme primarie. Sono i principi alla base dei nuovi “Criteri operativi per una efficace azione di Governo”, che introducono sostanzialmente un nuovo metodo, illustrato dal Consiglio dei Ministri. Ad ogni amministrazione vengono indicati obiettivi da perseguire con target di decreti da adottare, a partire da ora, per il raggiungimento di una più celere adozione dei provvedimenti ai quali le norme di legge rinviano. Per fare un esempio: vanno ancora approvati 479 decreti solo per rendere operative agevolazioni e misure approvate dal primo gennaio 2020 ad oggi. A questo numero, bisogna evidentemente aggiungere gli arretrati, e in arrivo ci sono provvedimenti importanti, a partire da quelli del PNRR, ossia il Recovery Plan, fondamentale per la ripresa dell’economia.

Per accelerare i procedimenti vengono evidenziati una serie di criteri e strategie:

  • rafforzamento delle amministrazioni tramite nuclei operativi per recuperare anche l’arretrato;
  • coordinamento con il MEF (con uno specifico nucleo e un punto di contatto) e con la Conferenza Stato-Regioni;
  • abrogazione di provvedimenti la cui adozione non è più attuale;
  • norme primarie da riformulare per renderle applicabili, su proposta delle amministrazioni;
  • chiarimento delle competenze laddove fallisca la collaborazione tra amministrazioni;
  • attività settoriali con focus volti ad approfondire criticità o difficoltà attuative.

Leggi subito applicabili. Per migliorare la formulazione delle norme primarie, riducendo il più possibile il ricorso a provvedimenti attuativi, vengono individuate le seguenti linee d’intervento:

  • produzione normativa: i capi di gabinetto e degli uffici legislativi sono chiamati a verificare l’indispensabilità del rinvio ad atti secondari per la definizione della disciplina attuativa e la reale impossibilità di prevedere nella norma primaria i necessari meccanismi attuativi, attestando la capacità della propria amministrazione di adottarli entro il termine indicato dalla norma o comunque congruo;
  • raccordo con il Parlamento per la definizione di criteri di produzione normativa: si avvierà un confronto con il Parlamento, anche per quel che attiene alla produzione legislativa di fonte parlamentare;
  • riduzione della concertazione con le amministrazioni solo quando effettivamente interessate per le competenze di riferimento.

(Fonte: pmi.it)

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