Fondi UE: bruciati “solo” 60 milioni di euro

La formula del disimpegno automatico fa sacrificare all’Italia solo una piccola quota dei 1.5 miliardi di euro che si rischiava di rimandare all’Unione perché non investiti. Aperta la partita dei ricorsi

Circa 60 milioni di euro bruciati per non averli impegnati nei programmi di sviluppo. Si è evitato il peggio, ma la quota di fondi pubblici europei che l’Unione potrebbe richiedere indietro rimandando al mittente le eccezioni sollevate dalle pubbliche amministrazioni italiane coinvolte, è la più significativa di sempre. E si tratta del male minore visto i molti milioni di euro che lo sprint finale dell’anno ha permesso di impegnare sul Fondo europeo di sviluppo regionale e sul Fondo sociale.

La normativa comunitaria, infatti, prevede che se entro un determinato tetto temporale i fondi concessi non trovano un impegno formale, questi debbano ritornare all’ente erogatore, ovvero all’Unione europea. 35 dei milioni potenzialmente persi riguardano il PON, il programma innovazione e ricerca gestito dal MIUR e rappresentano un quarto della spesa totale prevista dal programma. Perdiamo oltre 24 milioni anche sul Programma inclusione, gestito dal Ministero del lavoro e 1.4 milioni non investiti dalla Valle d’Aosta sul Fondo sociale.

Come detto, il male minore: ad inizio di dicembre i ritardi nella spesa da parte degli enti assegnatari dei fondi mettevano a rischio circa 1.5 miliardi di euro. La corsa all’investimento ha fatto in modo che molto di quel denaro venisse salvato.

E ora inizia una nuova corsa, perché la regola che implica il disimpegno automatico dei fondi vale anche per il 2019 appena iniziato e l’auspicio, per non lasciare inutilmente altri fondi europei per strada, è quello di programmare al meglio gli investimenti legati ai progetti, molto prima della fine dell’anno.

(Fonte: Sole 24 Ore)

Data di pubblicazione: 07/01/2019

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