Credito d’imposta ricerca e sviluppo cumulabile, ma al Sud…

Gli incentivi per la ricerca e sviluppo concessi sotto forma di aiuti di Stato sono cumulabili con quelli concessi nell’ambito del credito d’imposta a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo, ma le imprese del Sud devono prestare attenzione al fatto che una parte dell’aiuto concesso loro dal credito d’imposta è esso stesso “aiuto di Stato”. Infatti, per queste imprese solo la quota di aiuto corrispondente alla percentuale del 20% è considerata come aiuto generalista. La conferma sulla possibilità di cumulo viene esplicitata da un apposito parere reperibile sul sito del Mise.

Le imprese del Mezzogiorno che realizzano attività di ricerca e sviluppo hanno visto salire la percentuale di agevolazione spettante con il credito di imposta R&S. Le imprese del Centro Nord ottengono, a prescindere dalla dimensione, un contributo del 20%. Quelle del Sud ricevono il 45% se piccole imprese, il 35% se medie imprese e il 25% se grandi imprese. Risulta evidente che non si tratta più di un aiuto generalista uguale per tutte le aree. Anzi, la differenziazione scatta anche a livello di dimensione.

Gli esperti si sono posti il problema, valutando se tale differenziazione avrebbe portato tutta la percentuale del 45%, in caso di piccola impresa, ad essere considerata come un aiuto di Stato. La relazione di accompagnamento alla legge di Bilancio 2021 ha chiarito il dubbio.
Per le imprese del Sud una quota pari al 20% è classificata come aiuto generalista, come per tutte le imprese del centro nord, mentre la quota eccedente, del 25% in caso di piccole imprese, è da considerare aiuto di Stato. Quindi, il cumulo con altri aiuti di Stato deve considerare questo aspetto.

In termini pratici, una piccola impresa del Sud, se partecipa a un bando regionale che concede il 45% di agevolazione, posto che questo sia il massimo concedibile dagli aiuti di Stato, ad esempio in caso di sviluppo sperimentale, deve rinunciare, in caso di cumulo con il credito di imposta R&S, a una quota del 25%, ossia la differenza già ottenuta come credito d’imposta ma considerata come aiuto di Stato. Quindi, il vantaggio paventato per le imprese del Sud si verifica solo nel caso in cui l’impresa non cumuli credito di imposta con altri aiuti pubblici.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

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