9 miliardi a incentivi 4.0 e Sud: le cifre del Recovery Plan

Data di pubblicazione: 30/11/2020

Poco meno di 5,3 miliardi vanno al nuovo piano Transizione 4.0.

Il programma Next Generation Eu prevede per l’Italia circa 81 miliardi di sussidi e 127 miliardi di prestiti e nella manovra è stato istituito un fondo per anticipare parte delle risorse (circa 34,8 miliardi nel 2021, 41,3 miliardi nel 2022 e 44,6 miliardi nel 2023). In particolare, per il 2021 poco meno di 5,3 miliardi vanno al piano Transizione 4.0 del Ministero dello Sviluppo economico (Mise) per gli investimenti produttivi delle imprese e 3,5 miliardi alla decontribuzione al 30% per i datori di lavoro del Sud (in questo caso si userà il “sottoprogramma” React-Eu). Altri 250 milioni sono assegnati a un nuovo fondo che sarà gestito da Invitalia, legato a obiettivi di innovazione tecnologica e coesione territoriale, anche questo rivolto a sostenere gli investimenti produttivi (con contributi statali molto generosi, del 40%) e potenzialmente utilizzabile per supportare i futuri interventi del piano Ilva e altri progetti di riconversione al Sud come quello che dietro le quinte si sta progettando per la Whirlpool di Napoli.

Questi tre interventi, sempre a valere sui fondi del Next Generation Eu, hanno effetti finanziari anche negli anni seguenti: per Transizione 4.0 si tratta di 5,28 miliardi nel 2021, 6,59 miliardi nel 2022, 6,95 miliardi nel 2023; per la decontribuzione Sud altri 3,5 miliardi nel 2022; per il Fondo Invitalia 250 milioni anche nel 2022 e 2023.

Scendendo più nel dettaglio, la proroga e il parziale rafforzamento dei benefici fiscali del piano Transizione 4.0 si scompongono per il 2021 in 3,3 miliardi per il credito di imposta per acquisto di beni strumentali tradizionali, 1,7 miliardi per i beni strumentali digitali, 106 milioni per software di base, 185 milioni per software 4.0 e infine 1 milione per l’Agenzia Enea incaricata di collaborare con il Mise sui controlli.

Il MiSe dunque ha giocato gran parte delle sue fiches sul pacchetto 4.0 rischiando probabilmente di veder tagliate fuori dalla selezione finale molte altre delle quasi 100 schede, per un valore di 152 miliardi, che erano state presentate in estate al Dipartimento per le politiche europee. A sorpresa, ad esempio, sarebbe spuntata qualche difficoltà per finanziare il nuovo Piano banda ultralarga, su cui peraltro pendono le incertezze sul futuro della rete unica tra Tim e Open Fiber. Ci sono però alcuni progetti che sembrano avere ottime possibilità di tagliare il traguardo. Tra questi il rafforzamento degli Istituti tecnici superiori (Its) con 1,5-2 miliardi, il programma sull’idrogeno con quasi 3 miliardi (1,5 miliardi per la Strategia nazionale e altrettanti per l’Ipcei, Important project of common european interest, da condividere però con batterie e microelettronica). Un centinaio di milioni andrebbero a finanziare l’avvio di cinque Fondazioni per network sull’alta tecnologia che si affiancherebbero alla Fondazione sulla cybersecurity ideata da Palazzo Chigi e per ora stralciata dalla manovra.

Merita un discorso a parte il superbonus al 110% per i lavori di efficienza energetica. Una delle voci più costose dell’intero Recovery Plan, trasversale a più ministeri: si tratta ancora ma nel documento finale, per la proroga nel 2022, potrebbe entrare una dote di 12 miliardi spalmati come effetti finanziari nei dieci anni di fruizione dei benefici fiscali.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

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