credito imposta ricerca sviluppo

Il credito d’imposta per la Ricerca e lo Sviluppo

Capitolo 1

Cos’è il credito d’imposta ricerca e sviluppo

Si chiama "credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo" ed è la formula più snella e facile per mettere a regime gli investimenti che le aziende eseguono per il proprio percorso di innovazione. In un momento storico nel quale la spinta all'innovazione è condizione irrinunciabile per ogni tipologia di impresa, lo Stato ha deciso di favorire questo percorso.

Il credito d'imposta ricerca e sviluppo, rivisitato nel 2019, ammonta al 25% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo su un'ampia tipologia di spese ed è riconosciuto fino a un massimo annuale di 10 milioni di €/anno per beneficiario, computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2013-2015. La soglia del 25% può diventare del 50% rispetto a spese specifiche come quelle di personale o quelle legate a contratti di ricerca e sviluppo in essere con Atenei universitari. Da questi due semplici dati si evince il grande vantaggio: un credito riconosciuto fino a 10.000.000 di euro rappresenta una soglia altissima e la copertura della metà delle spese incrementali aumenta questo appeal.

Si consideri che un credito d'imposta è un contributo a tutti gli effetti, considerabile anche "a fondo perduto" l'unica differenza con un contributo diretto è che il denaro non viene erogato dallo stato all'azienda, ma l'azienda utilizza questo denaro virtuale (in forma di credito) per compensare tutto ciò che deve allo stato (Imposte, tasse, Iva, contributi per collaboratori e dipendenti e altre incombenze).

Un'opportunità di finanziamento alla quale guardano con molta attenzione migliaia di aziende italiane impegnate costantemente nelle attività di ricerca e sviluppo. Si tratta di una misura volta a incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, introdotta nel 2013 ma che ha trovato attuazione soltanto a partire dal 2016.

L'agevolazione è fruibile in concomitanza con altre agevolazioni, salvo che le relative norme disciplinanti non dispongano diversamente. Pertanto, ad esempio, non vi è alcun divieto di cumulo del credito con il bonus investimenti ovvero con il patent box.

Capitolo 2

Caratteristiche e beneficiari del credito d’imposta Ricerca e Sviluppo

L'agevolazione relativa al credito d'imposta ricerca e sviluppo si caratterizza per una rapida possibilità di fruizione da parte dei beneficiari e per una modalità semplificata delle procedure. Infatti, il bonus è concesso in maniera automatica, a seguito dell'effettuazione delle spese agevolate, senza che sia necessaria la presentazione di un'apposita istanza per via telematica. Si potrebbe addirittura considerare questo come un "contributo sicuro" ovvero slegato da dinamiche di valutazione che non siano quelle della correttezza formale.

Il beneficio è riservato a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo ed ha proprio lo scopo di spingere le aziende in questa direzione. A tal fine non hanno alcuna rilevanza natura giuridica, settore economico di appartenenza, regime contabile adottato e dimensioni. Pertanto, rientrano nell'ambito soggettivo dell'agevolazione anche gli enti non commerciali, con riferimento all'attività commerciale eventualmente esercitata, i consorzi e le reti d'impresa strutturate come reti-soggetto.

Possono beneficiare del bonus anche le imprese che hanno intrapreso l'attività a partire dal 2015.

Capitolo 3

Attività di ricerca e sviluppo agevolabili

Ecco quindi l'elenco completo delle attività di Ricerca e Sviluppo che lo stato ritiene agevolabili attraverso questo preciso strumento. È necessario infatti andare ad identificare con precisione quali sono quelle attività che le imprese svolgono in direzione di uno sviluppo scientifico e tecnologico che possa aumentare non soltanto la loro singola competitività ma la competitività dell'intero settore in cui operano e di conseguenza dell'economia imprenditoriale italiana in generale. Eccone di seguito un sintetico elenco:

  • La ricerca fondamentale: lavori sperimentali aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili).
  • La ricerca industriale: la ricerca pianificata o le indagini critiche per acquisire nuova conoscenze da utilizzare nel mettere a punto nuovi prodotti e la creazione di sistemi).
  • Lo sviluppo sperimentale: acquisizione e utilizzo di conoscenze scientifiche e tecnologiche al fine di produrre progetti per prodotti, processi o servizi nonché le attività di realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali.

Capitolo 4

Le spese ammissibili al credito di imposta Ricerca e Sviluppo

Oltre alle attività di ricerca e sviluppo, il decreto attuativo che esplicita gli aspetti pratici e concreti legati a questa agevolazione individua in modo tassativo anche le spese ammissibili ai fini del calcolo del credito d'imposta. Esse sono classificate in quattro tipologie:

  • le spese per personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo.
  • le spese per strumenti a attrezzature di laboratorio.
  • le spese per contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, nonché quelli stipulati con altre imprese.
  • le spese per competenze tecniche e privative industriali (quindi sono intesi anche i costi sostenuti per il personale non altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca).

Capitolo 5

Come funziona e come si ottiene il Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo

Sono comunque agevolabili tutti gli investimenti effettuati durante il periodo di vigenza del beneficio, ancorché le relative attività di ricerca siano state avviate prima del periodo di applicazione dell'agevolazione e, quindi, per le imprese solari, prima del 2015.

Il credito d'imposta ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 D.Lgs. 241/1997 (cd. Compensazione orizzontale) a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello i cui costi sono stati sostenuti. A questo proposito è stato istituito il codice tributo "6857".

Esso non concorre alla formazione della base imponibile Irpef/Ires, né alla determinazione del valore della produzione netta ai fini dell'Irap. In merito alla cumulabilità del credito con altre misure di favore, l'Ufficio fornisce importanti chiarimenti. A parere dell'Ufficio, infatti, dal decreto attuativo "non può ricavarsi... un divieto generalizzato di cumulo con altre misure agevolative non espressamente contemplate. Pertanto, il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo deve ritenersi fruibile anche in presenza di altre misure di favore, salvo che le norme disciplinanti le altre misure non dispongano diversamente".

Infine, visto che l'agevolazione in esame costituisce una misura di carattere generale, la stessa non rileva, né ai fini del calcolo degli aiuti c.d. de minimis, né ai fini del rispetto dei massimali previsti dalla "Disciplina degli aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione".

Capitolo 6

I vantaggi e la cumulabilità del credito d’imposta Ricerca e Sviluppo

Il credito d'imposta ricerca e sviluppo può essere utilizzato, anche in caso di perdite, a copertura di un ampio insieme di imposte e contributi.

Sono agevolabili tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale: costi per personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, start up e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali.

Interessante anche andare ad affrontare il tema della cumulabilità di questo strumento con altri strumenti agevolativi già presenti sul mercato. Il grande vantaggio, infatti, consiste proprio nello sfruttare un unico investimento su più agevolazioni in modo di metterne a regime il costo più di una volta. Il credito d'Imposta Ricerca e Sviluppo è quindi cumulabile con:

  • Iperammortamento;
  • Nuova Sabatini;
  • Patent Box;
  • Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE);
  • Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative;
  • Fondo Centrale di Garanzia.

Capitolo 7

Quando è ammissibile l’investimento per i software

Per quanto riguarda le imprese che svolgono attività di sviluppo di software, il Ministero per lo sviluppo economico, ha chiarito con la circolare numero 59990 del 9 febbraio 2018 che con specifico riferimento alle attività di sviluppo di software emerge che le innovazioni legate ai software intesi come prodotti finali siano generalmente di tipo incrementale e, in quando tali, normalmente classificabili, ove aventi un effettivo contenuto di R&S nell'ambito delle attività di sviluppo sperimentale.

Anche l'azienda delle entrate è intervenuta sul tema su specifico quesito da parte di un'azienda, rispondendo ufficialmente il 22 giugno 2018. In sintesi sia il Ministero che l'Agenzia chiariscono che sono ammissibili quelle spese che sono legate al potenziamento, all'arricchimento e alla modifica di un programma o di un sistema esistente soltanto a patto che questo produca un avanzamento tecnologico tangibile e notevole.

Al contrario non rientrano nel novero delle spese ammissibili quelle che compongono invece un'azione ricorrente o di routine benché connesse al software. Altresì non risultano ammissibili alle spese di ricerca e sviluppo le attività che concernano lo sviluppo di software applicativi e di sistemi informativi aziendali che utilizzino metodi conosciuti e strumenti software esistenti; l'aggiunta di nuove funzionalità per il cliente a programmi applicativi esistenti; la creazione di siti web o software utilizzando strumenti esistenti; l'utilizzo di metodi standard di criptazione, verifica della sicurezza e test di integrità dei dati; la "customizzazione" di prodotti per un particolare uso.   

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