Il valore economico della bellezza in Italia

Il valore economico della bellezza in Italia: 240 miliardi di euro, 16.5% del PIL. Da giovedì 9 novembre a Brescia (#passioneimpresa2017) ne parlano centinaia di imprenditori.

Il tema della bellezza, fulcro di #passioneimpresa2017, ha un quadro economico di riferimento che lo proietta con prepotenza all’attenzione degli addetti ai lavori e del mondo dell’impresa.

Un euro su sei del PIL italiano deriva da attività economiche che operano in settori collegati alla bellezza.

La bellezza, considerata da sempre un valore difficilmente misurabile, ha da oggi un quadro economico preciso e dettagliato, in Italia come anche nei principali Paesi europei. A dirlo è la ricerca “L’economia della Bellezza” realizzata dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza in collaborazione con Prometeia.

La ricerca prende in considerazione i settori che rappresentano le declinazioni della bellezza nell’economia: i beni di consumo di qualità (moda, alimentari, sistema casa), i beni tecnologici di ingegno (elettronica, meccanica, mezzi di trasporto), l’industria “creativa” (design, editoria, spettacolo, musei), l’industria del turismo, gli investimenti pubblici per la bellezza e il settore dell’altruismo e del mecenatismo.

La somma del valore economico collegato a questi settori arriva a rappresentare il 16.5% del prodotto interno lordo italiano, con un valore monetario di 240 miliardi di euro. A guidare la classifica di “peso” fra questi settori è l’industria creativa (61 miliardi), poi gli investimenti pubblici per la bellezza (60 miliardi), i beni di consumo di qualità (44 miliardi), l’industria turistica (39 miliardi), i beni tecnologici d’ingegno (32 miliardi) per chiudere con l’altruismo e il mecenatismo (3 miliardi). In pratica, 1 euro su 6 del PIL italiano è collegato alla bellezza.

Un quadro confortante, ma che vede la nostra nazione in ritardo rispetto ai principali competitor europei. In termini continentali, a guidare la classifica è la Germania: il valore economico tedesco è più del doppio di quello italiano (517 miliardi di euro) e incide sul PIL al 20.5%. La piazza d’onore è occupata dalla Francia: i transalpini ricavano dal sistema economico della bellezza 374 miliardi, pari al 19.7% del loro PIL. Seguono Regno Unito (339 miliardi e 18.9% del PIL), Italia e Spagna (156 miliardi e 16.3% del PIL). E se l’Italia in questo ranking pare penalizzata rispetto alle caratteristiche e alla creatività del nostro Paese, le stime di crescita potenziale dicono che la strada intrapresa è quella giusta. Secondo la ricerca, infatti, il valore economico della bellezza in Italia potrebbe crescere di ulteriori 150 miliardi di euro diventando oltre un quarto del PIL nazionale.

Prospettive di crescita riferite soprattutto a quattro settori: i beni di consumo (forbice fra 4.6 e 7.4 miliardi), i beni tecnologici (forbice da 20 a 61 miliardi), l’industria creativa (15/20 miliardi) e l’industria turistica (39 miliardi). Prospettive che potrebbero diventare reali soltanto al verificarsi di due condizioni: l’adeguamento da parte di tutte le aziende italiane agli standard di qualità già raggiunti da alcune realtà nostrane e, in seconda battuta, il raggiungimento dei livelli europei. 

Data di pubblicazione: 03/11/2017

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